Impressioni da Pugnochiuso parte seconda

Pubblicato: luglio 16, 2019 in anpis, anpis regionale, associazione, foto, salute mentale e sport

Altri scritti di ritorno da Pugnochiuso che pubblichiamo

Dodicesimo

Pugnochiuso è una stella che per qualche sconosciuta ragione si è specchiata nel mare e, per vedersi ancora meglio, si è avvicinata a tal punto da rimanere incastrata tra le rocce. È per questo motivo che ci è permesso di sfruttare la sua luce sia di giorno, quando il mare colora di bianco la riva ghiaiosa, che di notte, quando il teatro si illumina di spettacoli artigianali. Si ha l’impressione di vivere ogni attimo o di non viverlo mai allo stesso modo di prima e comunque di viverlo insieme, senza chiedersi il perché.
È così che deve essere perché è così che si voleva che fosse.
Ecco che un torneo di biliardino diventa scambio di esperienze, riaffiorano ricordi di tempi passati, di un mondo antico e rimpianto, una partita di calcetto uno spazio di emozioni che si concentrano ed esplodono in frammenti di senso, la gita a Peschici un quadro di Renoir in cui diventiamo le figure di rilievo, i suoni del villaggio un allegro di Mozart e il viaggio nel pulmino un implicito ritorno a casa e, per quelli che si sono mossi, verrà il tempo del ricordo. A.

Tredicesimo

L esperienza con ASD Fuorigioco al Resort di Pugnochiuso è  stata vivace ed emozionante.  Mi sono divertito moltissimo insieme a voi come ragazzi e fratelli come una famiglia uniti in tutto  nelle vittorie e sconfitte  ho imparato a vivermi la vita sempre a testa alta e con voi al mio fianco si può abbattere ogni ostacolo .  Si è  fatto pure conoscenza con altra gente molto interessante tutti molto amichevoli partecipativi sono stato benissimo  vorrei tornarci. Forza Fuorigioco alla prossima … Baciones a tutti. M.

Quattordicesimo

Vivo in vacanza da una vita!
Altre realtà moltissime facce nuove, ragazzi degli scorsi anni e tanto tanto divertimento. La vita di tutti i giorni, monotona e piena di pensieri, la vita di vacanza divertente e piena di musica!
Con le nostre imperfezioni, i nostri difetti, tanto sole e da mangiare!
La grande famiglia…Ricordi di chiacchierate alle 2 di notte… alla prossima!! G.

Quindicesimo

La gita a Pugnochiuso è stata un’occasione prima di tutto per scoprire e fare rapporti
interpersonali, quindi, con gli altri.
Abbiamo giocato 3 volte a calcetto, ed è stato bello con tutti quelli che hanno questa
passione. Mi è piaciuto molto. Ci siamo goduti il mare e anche la piscina; ci sono
stati giochi e musica vicino la piscina. Le cose che mi sono piaciute di più comunque
sono state le serate danzanti con la musica perche si ballava.
E poi mi e’ piaciuto il cabaret perche facevano ridere, comunque e’ stata
un’occasione personale per crescere e per creare legami con persone che gia’
conoscevo e nuove, Mattia di fuorigioco, Tiziano e Francesco Boriosi.
Nel mio gruppo di Tratti Komuni ho rafforzato il legame con l’ operatore Pietro e
sono stato bene con tutti e mi sono divertito.
Le cose che non mi dimentichero’ piu’ di questa vacanza e’ stata la musica fino a
tardi , il paese di Vieste, la gita in barca e la cotta che ho preso per una bella
ragazza,e comunque questa e’ una cosa personale e quindi me la tengo per me.
E’ stato bellissimo. S.

Sedicesimo

“Libera nos a malo”

– Ovunque proteggi –

“Ciò che si vive esistenzialmente è sempre enormemente
più avanzato di ciò che si vive consapevolmente.”
Pier Paolo Pasolini

Per arrivare all’Isola del Gargano si deve attraversare uno sterminato
mare di argentei ulivi con lunghissime onde di grano dorato.
Gli antichi Dauni, nascosti nella fitta macchia mediterranea o nelle
impenetrabili faggete della celtica Foresta Umbra, dall’alto dei loro altari
rocciosi, con il contributo di misterici rituali dei Druidi, controllarono per
molti secoli che la propria cultura non subisse decisive contaminazioni da
popolazioni avverse.
Quelle nordiche però quando si affacciarono riconobbero delle
somiglianze e sempre più si adoperarono per frequentare assiduamente
questi luoghi non privi d’incanto.
Longobardi in primis, ma anche Normanni , quindi Svevi, fino a giungere
in prossimità dei nostri giorni all’illuminato industriale Enrico Mattei e poi
addirittura ai Marcegaglia, siderurgici conquistatori della Serenissima
Repubblica del Leone Alato.
Costoro subirono tutti il fascino di una terra indomita come i suoi mufloni,
una sorta di fiordo mediterraneo; bianco splendente e riflettente, verde
intenso e variegato, azzurro cristallino e cangiante al mutar del cielo e del
fondale, perennemente baciato dal sole, enormemente carico di energia.
Quest’ultima mai così intensa come nella grotta dell’Angelo, cavità sacrale
dedita già in età remote al culto pagano della Grande Madre, ma anche
luogo dell’apparizione divina del simulacro cristiano di Odino, l’Arcangelo
Michele, capo guerriero delle gerarchie angeliche degli eserciti celesti che
contiene e sopprime il male, figura trasversale delle tre principali religioni

d’origine mediorientale, simbolo inossidabile ancor oggi per le genti di
questo enigmatico promontorio, ha richiamato a sé fin dall’antichità
pellegrini da ogni dove.
Nei secoli giungevano sempre più numerosi, soprattutto dall’estremo
nord, percorrendo la Via Sacra Langobardorum, così come la Francigena,
attratti dalla potenza ctonia e tellurica dell’antro, abitato nelle sue viscere
da un bestiario medievale orripilante schiacciato dall’angelico
Combattente vittorioso, per ripulire le proprie scorie malefiche e malsane
e purificandosi invocare protezione, intercessione e benedizioni salvifiche
secondo i canoni del culto micaelico.
Ne subirono il fascino anche i misteriosi Cavalieri Templari, che ne fecero
tappa obbligata per gli adepti prima di ogni spedizione in Terra Santa .
Anche Giorgio Castriota, detto Scanderberg, strenuo paladino cristiano in
terra illirica, eroe e mito nazionale del dirimpettaio “Paese delle Aquile”,
si raccomandò all’Arcangelo e alle sovvenzioni papali per respingere le
infedeli orde ottomane.
Perfino emblematiche figure santificate, autentiche e veraci, ma non per
questo, in quanto umane, esenti da “tentazioni”, come quelle di
Francesco d’Assisi e Padre Pio da Pietralcina, manifestarono fervente
devozione alla sacralità della grotta.
Quindi noi, piccolo drappello della Fuorigioco , racchiusi con gli altri nella
splendida Baia di Pugnochiuso, muovendoci di soppiatto alle prime luci
dell’alba del secondo giorno, come una stuola di Corsari contemporanei
alla ricerca della mitica Panacea, andando in pellegrinaggio a Monte
Sant’Angelo abbiamo accolto il richiamo ancestrale dello speco, forse
anche a nome di tutti i compagni di viaggio, estremamente sensibili a “le
mal de vivre”.
Lassù sulla cima del promontorio e laggiù nella profondità caveosa,
abbiamo impetrato, ognuno a proprio modo, la nostra personale
invocazione unitasi poi una volta in superficie, al cospetto del volo di un
falco messaggero, in una comune e aggiornata litania, una sorta di neo

“Libera nos a malo”, alla stregua di Ligabue.
https://youtu.be/NpVcuUHJTEw

Scendendo poi vorticosamente verso il nostro golfo, purificati e carichi di
spiritualità, ma anche di sfiziosi taralli, scaldatelli e friselle di ogni sorta,
abbiamo sentito subitanea la necessità di immergerci nelle acque
cristalline e fresche di uno straordinario mare, recuperando una deliziosa
sensazione di leggerezza, non solo corporea, in piena atmosfera
mediterranea simile a quella felicemente decantata da Mango
https://youtu.be/sIrdb8d3sZE

Quindi nei giorni a seguire intense, condivise, spasmodiche, partecipate
partite di calcio e di pallavolo, ma anche concentrati tiri con l’arco,
rigeneranti nuotate nel mare, ricaricanti abbronzature in piscina,
ossigenanti passeggiate, calorose colazioni e pause caffè con sigaretta,
piacevoli ascolti musicali, saporite mangiate, profonde dormite,
benauguranti sogni … incubi terribili, ossessioni intossicanti, depressioni
caspiche, paranoie perseguitanti, deliri psicotici, voci disturbanti,
nostalgie avvinghianti, pianti a dirotto … sorrisi confortanti, sguardi
empatici, chiacchierate incoraggianti, colloqui decisi e sostenuti , azioni
condivise e solidali, cene piacevoli e conviviali , desideri confessati,
affettuosi saluti, energici abbracci, calorosi baci, amichevoli uscite in
compagnia e soprattutto liberatori balli movimentati e felicemente
partecipati, come invita Caparezza a fare in Puglia.
https://youtu.be/EDCHk6JhFzQ

La sera che andammo, Vieste, ci apparve come sospesa nel tempo e nello
spazio, incastrata nei quattro elementi fondamentali; il mare limpido, il
vento perenne, la roccia carsica e lo spettacolo pirotecnico per la Festa di
Sant’Antonio.
La processione rituale per le tentacolari viuzze della città vecchia, la
musica scaccia tristezza della banda da giro nelle piazzette festose, la
visione sconvolgente dei fuochi d’artificio al porticciolo, tutto per
scongiurare, per ogni povero Cristo, grazie all’intercessione del Santo, le
“vecchie e soprattutto nuove tentazioni ”, per resistere più a lungo nella

preoccupante epoca della chiusura dei molteplici “porti di accoglienza
umanitaria”, come rammenta Vinicio Capossela
https://youtu.be/IJMNgoyerak

Questa surreale perla del Meridione è però ulteriolmente intrisa di un
languido decadente romanticismo, lo si respira decisamente al cospetto
dell’emblematico monolitico sperone in riva al mare ascoltando magari la
struggente leggenda che lo interessa; quella di “ Cristalda e Pizzomunno ”
che ben ha raccontato in musica Max Gazzè.
https://youtu.be/hdOw1na3m4c

La magia del Sud in una notte d’inizio estate nella suggestiva cittadina
garganica è data, all’interno di un teatro sul mare e sotto lo sguardo
imponente del faro che di notte tutto orienta e tutti guida, da una intensa
ed estenuante esecuzione del ballo popolare italiano più etnicamente
curativo per antonomasia, la “Pizzica” – tanto cara al maestro Ernesto de
Martino, che concepì per primo forse quanto è stata ed è fondamentale
per questa terra che volge a levante il ritmo, il canto, la musica – , da parte
di una “tarantolata” e appassionata interprete.
“Lu rusciu te lu mare”

https://youtu.be/0jryWN38HfQ

Magica è stata anche la scoperta del laboratorio segreto all’interno della
bottega artistica di un fervido e resistente scultore radicato nella storia
millenaria dei suoi luoghi, innamorato e rapito anch’egli dalla sensualità
della roccia calcarea garganica, magico è stato l’inaspettato dono da parte
di una gioiosa bambina della “Conchiglia del Pellegrino” al funambolico
mercatino malacologico allestito in strada da stravaganti, spassose e
intraprendenti ragazzine.
Poi l’ultimo grande botto, quello che annuncia la fine della Festa , dove
allo svanire dello scintillio dell’ultima scia luminosa in cielo, di riflesso nel
mare, c’è un un tempo indefinito di silenzio quando, seppur estasiati con
gli occhi ancora colmi di meraviglia rivolti ora alla profondità della volta
celeste finemente stellata, affiora in modalità indeterminata una lieve,
filosofica, riflessione :

“Eppure manca qualcosa …
non so bene cosa …
ma qualcosa manca !”

“Ovunque proteggi” https://youtu.be/K5OWyBUvlZc

T. M.

Quindicesimo

Insieme ad alcuni miei amici sono andato in vacanza in un villaggio turistico, che si trova vicino al mare in una località all’inizio della Puglia. Li avevamo camere da letto con la TV.

La mattina mangiavamo la colazione e poi alle 13 ed alle 19.30 c’erano il pranzo e la cena: C’erano varie attività sportive: calcetto, pallavolo, tiro con l’arco e partita a bocce, in un piccolo pallaio.

Nel villaggio turistico si poteva andare a fare il bagno in una piscina oppure si poteva andare a fare il bagno al mare con la spiaggia e gli ombrelloni. Siamo andati con il pulmino anche a Peschici che si trova dopo Vieste. Qui siamo andati in pizzeria ed abbiamo anche visto uno spettacolo con bambini che ballavano in un piccolo palco. Una sera siamo anche andati a mangiare il gelato. C’era anche un complesso musicale all’interno del villaggio e anche un bar o due.

Per finire posso anche dire di aver fatto un piccolo torneo di biliardino e di aver perso al terzo turno cioè in semifinale. M.

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